La paura di rimanere soli è una delle più antiche e potenti paure umane, perché per i nostri antenati essere scacciati dalla tribù significava morte imminente per le zanne dei predatori o per la fame.
Milioni di anni di evoluzione hanno forgiato in noi la convinzione istintiva che “stare con qualcuno è meglio che stare con nessuno”, secondo un corrispondente di .
Oggi non ci sono tigri dai denti a sciabola fuori dalle nostre mura, ma il cervello antico continua a farsi prendere dal panico al solo pensiero di un letto vuoto, facendoci aggrappare a relazioni che da tempo sono diventate macerie. Questa paura è mascherata sotto vesti nobili: “non posso lasciarlo, sarà perso senza di me”, “siamo stati insieme per tanti anni, è un peccato perdere la storia”, “cosa dirà la gente?”.
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Ma sotto questa maschera si nasconde il solito panico di un bambino di cinque anni, che teme che la mamma se ne vada e non torni più. Confondiamo la solitudine con l’abbandono e l’autonomia con il non essere necessari.
E in questa confusione perdiamo anni e talvolta decenni della nostra unica vita. Gli psicologi distinguono due stati: la solitudine e l’isolamento.
L’isolamento è quando si è tagliati fuori dal mondo con la forza e se ne soffre. La solitudine è quando si è volontariamente soli con se stessi per recuperare, riflettere sulle proprie esperienze e incontrare il proprio vero sé.
Le persone che non tollerano la solitudine non conoscono mai veramente se stesse. Vedono sempre il loro riflesso negli occhi degli altri e sono quindi molto vulnerabili alla manipolazione e alla svalutazione.
La cura per questa paura è paradossale: bisogna smettere di vedere la solitudine come una pausa temporanea tra una relazione e l’altra e iniziare a vederla come un periodo appagante della vita. Iniziate ad avere dei rituali solo per voi stessi: la colazione domenicale con il vostro libro preferito, le passeggiate serali da soli, un viaggio programmato solo per i vostri interessi.Quando riempite la vostra vita con il vostro significato, l’altra persona cessa di essere una “ancora di salvezza” e diventa un “compagno di viaggio”. Le unioni più forti e felici che ho visto non sono quelle tra “anime gemelle” che si sono trovate, ma tra due persone “intere”.
Non avevano paura di stare da soli perché sapevano di essere a loro agio con se stessi. E non si sono accoppiati per fame, ma per abbondanza: per condividere la loro gioia, non per condividere il loro dolore.
La solitudine fa paura solo finché non si fa amicizia con la persona più importante della propria vita: se stessi.
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