Un tempo si pensava che la migliore prevenzione della demenza fosse fare le parole crociate o correre al mattino.
Ma gli scienziati cechi hanno appena ribaltato questa idea mettendo gli anziani su un tapis roulant e confrontandoli con quelli che semplicemente ballavano o facevano jiu-jitsu, riporta .
I risultati vi faranno riconsiderare le vostre abitudini mattutine. In uno studio controllato e randomizzato che ha coinvolto 77 volontari con un’età media di 70 anni, gli esperti hanno seguito tre gruppi per 12 settimane.
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Un gruppo ha ballato, il secondo ha imparato le arti marziali e il terzo, il gruppo di controllo, ha continuato la sua vita normale senza alcun esercizio aggiuntivo. Gli scienziati hanno misurato i livelli ematici di irisina e di fattore neurotrofico di derivazione cerebrale (BDNF), marcatori chiave responsabili della sopravvivenza dei neuroni e della formazione di nuove connessioni tra di essi.
I risultati sono stati sorprendenti anche per gli stessi ricercatori. I livelli di BDNF – la proteina che letteralmente nutre il cervello e lo protegge dall’invecchiamento – sono aumentati in misura statisticamente significativa nel gruppo dei ballerini e in misura ancora maggiore nel gruppo delle arti marziali, mentre sono diminuiti nel gruppo di controllo.
Allo stesso tempo, i test cognitivi, in particolare quelli relativi all’attenzione e alla flessibilità mentale, sono migliorati in modo specifico nei ballerini, mentre i punteggi della depressione sulla Scala Gerontologica sono diminuiti solo nel gruppo di danza. L’irisina, il tanto discusso “ormone della gioventù”, ha avuto un comportamento più complicato.
Il suo livello non è cambiato in modo significativo in nessuno dei gruppi, ma i ricercatori hanno notato uno schema importante: le variazioni dell’irisina erano strettamente correlate alle variazioni dei parametri antropometrici. In altre parole, l’irisina non è una pillola magica, ma un indicatore di come il corpo risponde all’esercizio fisico, e questa risposta è profondamente personalizzata.
Gli scienziati spiegano il meccanismo di questo fenomeno come segue: i movimenti complessi e coordinati, soprattutto quelli a ritmo di musica o in ambienti mutevoli (come nelle arti marziali), inducono il cervello a produrre più fattori neurotrofici rispetto alla corsa monotona. Non ci si limita a muovere i piedi, ma si impara, si memorizzano sequenze, si anticipano le azioni del partner. È un carico cognitivo mascherato da divertimento.
Negli ultimi anni, il concetto di “asse muscolo-cervello” si è fatto strada nel mainstream scientifico. I muscoli scheletrici funzionano come un organo endocrino, rilasciando decine di miochine in risposta alla contrazione, tra cui l’irisina, che raggiunge l’ippocampo attraverso il flusso sanguigno e stimola la neurogenesi.
Ma, come si è visto, non è il fatto del movimento che conta, ma la sua complessità e novità. Il cervello, come i muscoli, cresce solo quando deve adattarsi a ciò che non gli è familiare.I ricercatori dell’Università della Florida e dell’Università di Konkuk confermano che l’esercizio aerobico aumenta l’espressione del gene FNDC5, da cui si forma l’irisina, e questo è direttamente collegato al miglioramento della memoria nella malattia di Alzheimer.
Tuttavia, sottolineano anche: la diversità delle richieste motorie e cognitive dei diversi sport solleva più domande che risposte. Una cosa è chiara: la monotonia è nemica della neuroplasticità.
Ora è stato avviato un nuovo studio in Turchia che dovrebbe finalmente chiarire quale sia l’intensità dello sforzo che meglio innesca la produzione di irisina. I ricercatori stanno confrontando l’interval training ad alta intensità, l’esercizio moderato prolungato e la corsa continua a bassa intensità in giovani volontari.
I risultati sono attesi a breve, ma è già chiaro che non esiste una “pillola magica” sotto forma di un unico regime: sono coinvolti troppi meccanismi diversi. L’ippocampo non distingue tra imparare un tango e memorizzare una poesia.
Per esso, entrambi sono un segnale: “Qui servono nuovi neuroni, è un compito difficile”. Quindi forse il segreto della longevità del cervello non sta nelle estenuanti maratone, ma nella capacità di ballare, anche se pensate che un orso vi abbia pestato l’orecchio. L’importante è iniziare, e i neuroni si sveglieranno”.
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