L’amore è come una mappa geografica disegnata con inchiostro invisibile: all’inizio vediamo solo contorni luminosi e nomi romantici, mentre il vero paesaggio con i suoi burroni e dislivelli si rivela molto più tardi.
Il vero viaggio non inizia dal primo incontro, ma dal momento in cui scompaiono le “farfalle nello stomaco” causate dal rilascio di ormoni come la dopamina e l’adrenalina, riferisce il corrispondente di .
Spesso le persone confondono questa tempesta di sangue con la destinazione finale, non rendendosi conto che l’euforia è solo un biglietto del treno e non il viaggio stesso.
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I neurobiologi confermano che il nostro cervello all’inizio di una relazione semplicemente spegne il giudizio negativo, di cui è responsabile la corteccia prefrontale. Siamo letteralmente ciechi di fronte ai difetti del nostro partner, il che, da un punto di vista evolutivo, appare molto pratico: altrimenti, l’umanità si sarebbe estinta molto tempo fa prima di avere il tempo di formare una relazione.
Ma la natura non può mantenere per sempre questi fuochi d’artificio ormonali, che inevitabilmente si esauriscono, lasciando il posto alla calma dell’ossitocina e della vasopressina, responsabili dell’attaccamento. A questo punto inizia la fase che gli psicologi chiamano “crisi”, che di solito arriva dopo cinque-sette anni di vita insieme.
Improvvisamente vi accorgete che il simpatico russare che prima ammiravate ora vi tiene svegli, e l’abitudine di lanciare calzini in giro sembra essere un segno di profonda mancanza di rispetto. Vi sembra che il vostro partner sia cambiato, ma in realtà è cambiata solo la vostra percezione: il velo è caduto e avete finalmente visto una persona viva, non il vostro progetto ideale.
È come svegliarsi dopo un dolce sogno, dove la realtà all’inizio sembra troppo brusca e scomoda. Durante questo periodo, le illusioni si sgretolano e l’immagine del compagno di vita ideale diverge dolorosamente dalla persona reale seduta di fronte al tavolo a colazione.
Molte coppie, purtroppo, percepiscono questa fase come la fine della storia, non rendendosi conto che questa è l’unica possibilità di ricominciare la relazione, ma consapevolmente. La crisi non è la fine dell’amore, ma il suo più importante test di maturità, una prova di forza non degli istinti, ma delle personalità.
Superarla significa non solo preservare l’unione, ma trasformarla, facendola passare dalla categoria dell'”amore romantico”, dove ci sono solo passione e intimità, a quella dell'”amore pieno” o dell'”amore amicale”, dove c’è una terza componente fondamentale: l’impegno volontario. Si smette di essere solo amanti e si diventa alleati che conoscono le debolezze dell’altro e sono disposti a coprirle.
Se si riesce a mettersi d’accordo non su chi è la colpa, ma su come andare avanti con queste differenze, le relazioni assumono una profondità incredibile. Smettono di essere la leggenda di due esseri perfetti e diventano la cronaca documentaria di due persone reali che hanno scelto di stare insieme a prescindere da tutto. È all’indomani di una crisi che può emergere un amore maturo, fatto di accettazione piuttosto che di pazienza, di rispetto piuttosto che di cieca adorazione.
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